La paura costituisce un’emozione
primaria nell’esperienza di ciascuno di
noi, funzionale alla necessità di
ripararci dai pericoli attivando
risposte protettive, efficaci e pronte.
Spesso il contenuto della paura rimane
oscuro e si manifesta sotto forma di
un’ansia libera ed indeterminata, una
sorta di generica preoccupazione per
quanto potrà accadere. Anche in questo
caso si tratta di una comune reazione
emotiva, come la gioia e la tristezza,
utile a preparare il nostro organismo ad
affrontare nel modo più attento ed
efficace le difficoltà della vita. Un
livello di ansia lieve può aiutarci ad
affrontare in modo adeguato una
situazione impegnativa, come accade ad
esempio alla maggior parte degli
studenti prima di un esame. Una leggera
ansia li motiva a dare il massimo per
superare brillantemente la prova.
Tuttavia in alcuni casi essa può
assumere le forme più disparate,
concrete, improbabili ed eccessive fino
a bloccare la persona in modo
controproducente. Pensiamo sempre al
nostro studente che di fronte ad un
eccesso d’ansia avrà la sensazione di
non potercela fare, si sentirà la mente
annebbiata, la gola secca, il respiro
affannoso, le mani sudate magari fino al
punto di fuggire e rinunciare all’esame.
L’ansia infatti si manifesta nel corpo
attraverso una moltitudine di reazioni
fisiche di allarme (tachicardia,
sudorazione, tremore …), nei
comportamenti attraverso condotte di
evitamento dallo stimolo temuto
(rinunciare ad un esame, alla guida, a
recarsi da soli al cinema, a parlare in
pubblico …) e nei pensieri attraverso il
rimuginio persistente e solitamente
inutile sulle conseguenze temute delle
nostre paure. Cosa trasforma quindi la
comune esperienza ansiosa in un
problema? Troppo spesso la paura di
fallire, di non essere all’altezza, di
ammalarsi, di rimanere soli limita la
libertà, l’autonomia, la voglia di
mettersi in gioco, nel lavoro,
nell’amore, nei rapporti sociali con
conseguenze importanti sulla qualità di
vita delle persone. Dal circolo vizioso
dell’ansia tuttavia si può uscire:
conoscendo meglio il suo funzionamento,
individuando, attraverso l’aiuto di un
esperto, le reazioni di evitamento messe
in atto, ricostruendo e imparando a
modulare le convinzioni sottostanti,
sperimentando esposizioni graduali e
guidate. La terapia
cognitivo-comportamentale è, a livello
internazionale, la più indicata per
affrontare in modo concreto ed efficace
i disturbi d’ansia, consentendo alle
persone, in tempi brevi, di recuperare
benessere e senso di padronanza.
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